Per resistere* di Antonio Faeti a Mimmo Barba
[...]Quando noi adulti pensiamo alla collocazione dei ragazzi entro quel mondo che noi abbiamo costruito, non possiamo evitare di sentirci molto a disagio. Sappiamo che questo mondo è, appunto, pieno di “tifosi giornalieri”, ovvero di urlanti sostenitore del nulla, di fragorosi seguaci di un’ideologia fantasmatica, senza contorni e tuttavia violenta, durissima, ottenebrante. [...]Loro, i “tifosi giornalieri”, in verità non parlano, non comunicano davvero. Prendono ogni giorno, appunto, in prestito da un biscazziere televisivo una espressione linguistica torva, impropria, consunta, e subito se ne fanno un blasone, dicono di appartenere ad una premiata tifoseria, di far parte di una congrega vincente. [...]Fra gli otto paesi a pari livello, o quasi, in fatto di sviluppo industriale, di benessere economico, noi siamo gli ultimi per quanto riguarda la lettura. C’è stato un appello fresco, accorato, dolente, dovuto alla consorte del nostro Presidente: belle parole dette al momento giusto, per far leggere, per dare un senso alla vergogna di questa constatazione. Ma dopo i rituali e frettolosi riferimenti quasi d’obbligo, si è tornati alla consueta indifferenza. [...]Questi ragazzi sono entrati, come Alice al di là dello specchio, nella grande officina che, per tradizione, vede agire il linguaggio poetico. Si sentono apprendisti, sono consapevoli della necessità di apprendere regole, ma sanno bene che si tratta di “regole del gioco”. Oggi, per via dell’inclemente successo “global” che premia Harry Potter e i tanti sponsor che lo spingono nel pianeta, si straparla di fantasia e si odono voci allucinanti di personaggi a cui la Fantasia è negata, come se, contro di essa, fossero stati vaccinati da bambini. Venti anni fa, nel primo dei convegli organizzati per ricordare Gianni Rodari, si trovò uno splendido titolo: “Se la Fantasia cavalca con la Ragione”. Faceva proprio riferimento al profondo sentire del grande scrittore che aveva sempre collegato la “fantasia” alla “grammatica”. Qui c’è appunto il risultato dell’operosa presenza in officina, in cui si scoprono modi, ricette, paradigmi, ambiti, tradizioni, usi, atteggiamenti. Si constata come la lingua deve essere fatta vivere, non improvvisando con sciagurata faciloneria, ma ritrovando percorsi già indicati da altri e percorrendo strade in cui sono transitati illustri precursori. Ci sono, o ci sarebbero, moltissime considerazioni da esporre a proposito di questa officina di ragazzi. La prima, che supera tutte le altre, è di carattere etico, non estetico. I ragazzi, lavorando in un certo modo sui versi, capiscono che l’uso delle parole è complesso, variegato, scaturito da scelte millenarie. E così avvertono che l’esclusione ottenebrante imposto dai manipolatori dei media, pone ai margini quelli che non si sentono “tifosi giornalieri”, ma operano contro l’effimero e il contingente. Un gioco con radici antiche, un gioco che spinge così all’interno di se stessi da scoprire quello che Roger Caillois chiamò il “cuore del fantastico”. Etica del sentirsi proprietari di sé con le proprie parole, impegno nel lavorare entro gli spazi indicati dallo strumento linguistico, rigore nella scoperta di appartenere a una tradizione tanto fulgida, così nobile. E’ questo il vero risultato pedagogico che consegue chi scopre i labirinti delle metafore, i teatri delle illusioni linguistiche, le fabbriche di una comunicazione ricca, duttile allusiva, fortemente individuale. Come insegna la distopia fantascientifica, le dittature operano sempre sul linguaggio e bruciano i libri : si chieda in giro di quanto sono calati i tempi di permanenza dei volumi negli scaffali delle librerie, e si scoprirà che il verbo “ ha molti significati, anche metaforici, appunto.bruciare”. Ho alluso alla possibilità di una tremenda vaccinazione, ma ne esistono, è ovvio, anche di benefiche. I ragazzi che vivono ore operose in questa officina sono vaccinati anche loro contro il morbo del “giornaliero”. Riscoprono lo splendore di una lingua bella e variegata, così immensa e maneggevole da potersi collegare a uno stile personale e a un’identità. Una lingua che, come in tanti giochi poetici qui esposti, brilla di novità autentica proprio mentre ritrova la risonanza di echi antichi. Per resistere, per opporsi, per contrastare ogni apparizioni dei Biechi Blu contro cui lottava un famoso Sottomarino Giallo, non servono slogan, proclami, radunate, striscioni, fiaccolate, graffiti. Servono, invece, proprio le officine: è in esse che si scopre come i tifosi sono giornalieri, appunto. Con la sicurezza che non prevarranno.
*Riproponiamo qui ampi stralci del testo che Antonio Faeti ha dedicato al Laboratorio di scrittura creativa del testo poetico di questi ragazzi.