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PINA BOGGI CAVALLO a Mimmo Barba
E’ noto che a scrivere le poesie sono tanti, se solo si guarda ai manoscritti che vengono inviati in lettura alle case editrici o il numero dei partecipanti ai premi di poesia, anche quelli destinati ai bambini ed adolescenti. E’ anche vero che a leggerle non sono tanti quanti quelli che ne scrivono! Ma tant’è, vale la pena di interrogarsi sul fenomeno e tentare di darvi una spiegazione lasciando parlare chi di questi temi si è occupato, con competenza autentica e, quindi, a buon diritto. Se si ascoltano gli esperti, si è costretti a riconoscere con essi che poetare e fare musica sono dimensioni essenziali ed ineliminabili della condizione umana, bisogni profondi che trovano la loro soddisfazione nella produzione poetica e più ampiamente artistica. Ma, per quel che riguarda il poeta e il poetare, si è in presenza di un peculiare modo di comunicare all’atro parole che si intende non vadano dimenticate, parole e messaggi che durino nella memoria di chi ascolta. Tale sembrerebbe l’intenzione del poetare e del poeta. Le produzioni poetiche e grafiche che questi adolescenti presentano alla nostra ammirazione meritano di venire accolte come parole ed immagini da non dimenticare. “tra quelle mille strade della vita scegli la salita”. “Affacciati severa come un filo d’erba”. “Ed io ho paura d’amare”. “un mattone al posto del cuore”. “La vergogna che ho inchiodato sulla pelle”. “Sogno di fuggire lontano per lottare”. “Una forte luce che mi fa viaggiare come un uccello nel cielo buio”. “Credo che la vita sia una margherita” dicono le parole, trascritte nei colori delle emozioni e dei sentimenti, nelle produzioni, ad una ad una, che accompagnano e precisano le composizioni poetiche. Sono le parole e le emozioni intense, forti, oserei dire mature, pensate, dette e dipinte per la vita e per il futuro, consegnare all’adulto in ascolto, che mi auguro vorrà ascoltarle per non dimenticarle, per apprendere da loro, dagli adolescenti, le dimensioni esistenziali di un’età, l’adolescenza che solo gli adolescenti possono raccontare. Gli adulti, conoscendola per una via così privilegiata, ne facciano il conto che essa merita, per evitare che questa età così ricca e colorata si opacizzi e si intristisca nelle secche dell’omologazione culturale che i media promuovono, abbandonando il sentiero luminoso così ben tracciato e intravisto dagli autori, verso la conquista di un’identità e di un’originalità autentiche. Pina Boggi Cavallo Salerno 1998 |