di Antonietta Ambrosano Mimmo Barba Attilio Bonadies |
ALESSANDRO BERGONZONI C. A. Mimmo Barba
A mio modesto parere che per altro condivido credo che parlare oggi di teatro scrittura e creatività lasci il tempo che trova e cioè se è bello resta bello se piove resta piove...Metereologicamente il tema è talmente vasto e profondo che in una vita solo non lo si potrebbe sviscerare, ma ci proverò. Per diventare fiumi non basta fare un corso d'acqua, per diventare attore non serve solo fare una scuola per scrivere non bastano le mani ma servono anche gli occhi delle dita i piedi del pensiero e il corpo dello spirito. Si parla troppo di mestiere quando si parla di teatro, si parla troppo di professionalità, di lavoro. La teatralità non è fatta di tavole del palcoscenico di tournée di abbonati di buona memoria o di classicità della tradizione, ma credo sia fatta di idee di creatività di voglie preterintenzionali di incoerenze storiche di illusioni ottime di inconscio di abluzioni oniriche d'impossibile reiterato. Per fortuna questa arte non ha nulla a che vedere con la comunicazione o con la moda stantia e pretestuosa della visibilità mediatica: il teatro non è televisione non è rotocalco non è attualità, ma appunto l'arte creativa del fantastico dell'immaginato immaginario, della drammaturgia letale e illimitata della scena scritta, del detto pensato del corpo immane e scarnificato, mimicamente e mimeticamente voluto ed evoluto, sana malattia da contagio pubblico, rogo di storie e non solo di storia, segnale di fumo, segno a carico dell'andata e del ritorno del mutare non silenzioso,... Il mio lavoro che attraversa i tunnel del comico del surreale del patafisico vira costantemente nella fantasia ossessiva che dalla parola come punta di un iceberg vuole sprofondare nel pak del pensiero inaudito e altro, senza mai avere come alibi la parodia l'imitazione lo sberleffo così tanto visto vecchio e pretestuoso da uccidere qualsiasi forma di teatro appunto. Scrivere per me è fondamentale e se non fossi autore forse del teatro m'interesserebbe il giusto. Questo è anche il limite ma penso che l'idea dell'attore che canta balla presenta e suona sia un po' un abuso di potere e di volere che prende chi crede che tutto faccia spettacolo e invece si finisce per accorgersi che tutto fa brodo e allora le idee sbiadiscono i generi prendono il sopravvento l'adattamento sostituisce la drammaturgia comincia un teatro e un'arte di servizio intercambiabile magari col cinema o gli sceneggiati e la commistione prende il posto della genialità dell' originalità che sono le caratteristiche di chi vuol far dell'arte della scena e non della rivista della vita o del passatempo intrattenimento. C'è molta differenza tra un giornalista e uno scrittore, un pittore e un grafico, un interprete e un cantautore, un pubblicitario e un creatore, un informatore e un pensatore, un filosofo e un comunicatore, e, fatemi straesagerare tra un prete e Dio... (chi ha il terzo orecchio per intendere in tenda!). Scrivere e recitare non può e non deve servire a distrarsi ma a concentrarsi non deve far smettere di pensare ma deve far annegare ed asfissiare nella letteratura dell'anima delle cose, nell'intrigo delle forme e dei significati, senza quei sensi di colpa che hanno coloro che vogliono alleggerire semplificare e rendere simpatico e leggibile il mondo, che confondono pianeta con cosmo, quotidiano con vita, terra con patria, essere con "alcuni uomini"; che ci hanno portato a quella decadente lisa e populistica idea di cultura che con la scusa del "per tutti a tutti costi" ci sta facendo sguazzare nel banale dell'obbligo e nel decerebrato quotidiano. Il teatro è altro è oltre: spettatori ribellatevi alle dittature del subire, scegliete, preferite, piuttosto ferite, ma basta accettare di buon grado ciò che è degrado, già visto e già sentito, dissentite, e viva una certa dissenteria, che per piccina che lei sia è pur sempre bell'energia... Per non lamentarsi più di quel che c'è chiedete quel che non c'è, chiedete d'esser sorpresi e non solo presi, fiutare poi rifiutare, altrimenti in silenzio subire, basta benedire, scardinare o banalmente annuire. Il potere dell'arte è questo: togliere il potere di chi non vuole arte! Mai modesta-mente, ma sempre alta-mente vostro Alessandro Bergonzoni Bologna 23/03/2005 |