PAOLO APOLITO a Mimmo Barba

Capita molte volte che le parole non riescono a darci un’idea adeguata della realtà cui si riferiscono, specie se si tratta di parole usate ed abusate. Un esempio è il termine “scuola” che, in quanto riferimento a realtà spesso diversissime tra loro, mette insieme situazioni di scuola tradizionale in cui si costringono le menti (e i corpi) dei ragazzi a fingere che la realtà sia ancora ferma a parecchi decenni fa, quando la società e la cultura si muovevano a ritmi (giudicati con il nostro metro) lentissimi e situazioni di scuola in ricerca, che invece accettano la sfida del presente e del futuro (che sarà il presente adulto degli attuali ragazzi) e mirano a sviluppi delle intelligenze (e delle personalità) che siano in grado di reggere agli urti delle velocissime trasformazioni sociali e culturali cui assistiamo e assisteremo. Ed allora cos’ hanno in comune le prime situazioni con le seconde, perché vengono identificate insieme con la stessa parola “scuola”? Le prime che lavorano per spegnere le qualità personali (una volta si facevano confluire le diversità personali in un modello di scolaro – futuro adulto – omogeneo alle richieste della società piuttosto rigida), le seconde che fanno della creatività individuale, di gruppo e di istituzione la chiave di volta del lavoro scolastico? Ma bisogna pure sottolineare che le situazioni di questo secondo tipo sono molto più rare delle prime, purtroppo, per una serie di ragioni che qui non si possono richiamare neppure in breve. Tutto per dire che l’esperienza rappresentata in questo libro non è semplicemente un’operazione didattica compiuta in una scuola. In quanto esperienza sui linguaggi che tradizionalmente vengono messi in gioco nella scuola, grafica, poesia, lingua, ed in questo esercizio di creatività, con regole, sì, ma non imposte dall’esterno, bensì tarate e sviluppate all’interno del gioco stesso e dai suoi partecipanti, è un’esperienza che può essere considerata con un termine anch’esso abusato, ma qui usato con senso specifico interno alle metodologie dello sviluppo: rivoluzionaria. Ed allora questa esperienza dovrebbe essere esportata ed usata come uno dei possibili approcci per spostare tutte le situazioni scolastiche tradizionali verso il polo opposto.

Paolo Apolito Salerno 1998